tratta degli esseri umani

20 Aprile

BAMBINI SOLDATO: PRIMA LINEA

In questi giorni, la questione dei bambini soldato, è venuta alla ribalta in conseguenza ad un video sul sanguinario signore della guerra, Joseph Kony, postato su YouTube dalla ong americana Invisible Children, e divenuto in poche ore uno dei video più cliccati di sempre.

Fonte: www.bambinisoldato.it

La Chiesa non aspetta il clamore mediatico per occuparsi degli ultimi, ma da sempre è in prima linea, come dice mons. Giuseppe Franzelli, vescovo di Lira, Uganda, in un'intervista a Radio Vaticana, soprattutto per ciò che riguarda i bambini soldato e le bambine rapite dai guerriglieri e vittime di violenza. “Noi non ci stiamo interessando a questi bambini solo ora, perché l’Occidente ancora una volta si è accorto di questi ragazzi. Noi ce ne occupiamo da anni, e facciamo questo, attraverso l’istituzione dei centri d’accoglienza, ma anche per esempio attraverso la radio diocesana “Radio Wa”, la nostra radio, cercando di lanciare messaggi con un particolare programma “Benvenuto torna a casa” che è diretto specificatamente a loro, in cui coloro che mandavano messaggi erano, appunto, alcuni di questi ragazzi che erano riusciti a fuggire”.

In questo momento, le linee dei ribelli guidati da Kony, si sono spostati dall’Uganda verso la Repubblica Centrafricana, il Sud Sudan ed Il Congo, quindi sembra che la situazione sul territorio ugandese sia leggermente migliorata rispetto al passato.
Oltre alla ricostruzione materiale, il problema vero riguarda il fatto che molte persone sono state costrette a vivere per molti anni nei campi per sfollati. Quindi, secondo mons. Franzelli, “la ricostruzione più profonda, più necessaria è proprio quella della libertà morale e spirituale della gente. Ridare loro una speranza e un senso della propria dignità, del proprio valore. Ed è in questo senso, che adesso più di prima, l’evangelizzazione è necessaria. Una buona notizia è che Dio è Padre di tutti, noi siamo fratelli e sorelle e che dobbiamo imparare a vivere insieme come famiglia”.

Il vescovo giudica senz’altro positivamente il video realizzato dall’Ong americana perché “attira l’attenzione su una tragedia che un po’ alla volta rischia di essere dimenticata”, ma allo stesso tempo, insieme alla maggioranza del popolo del nord Uganda, si interroga sull’effettiva efficacia e bontà di questo tipo di azioni “mediatiche”. “Da noi è stato accolto con reazioni diverse: direi quasi che a prevalere - continua mons. Franzelli -  sia il sentimento di “fastidio” da parte di coloro che non amano che il Paese venga presentato in questo modo, ma anche da parte delle vittime stesse”.
Le cose che sono dette sono vere, ma non costituiscono tutta la verità. Ci sono molti aspetti del fenomeno che andrebbero affrontati, perché le responsabilità e le atrocità, non furono solo a carico dei ribelli”. Infatti, non bisogna dimenticare le atrocità compiute dalle forze militari “istituzionali”. Purtroppo, quando c’è una guerra nessuno è dalla parte del giusto. Essa genera sia in un modo che in un altro solo dolore e atrocità.

Inoltre, c’è il fatto - che lascia un po’ perplessi - di tutti questi soldi spesi per la pubblicità e il sostegno di questa ong. Solo una percentuale piuttosto bassa, alla fine, va ad aiutare direttamente le vittime della tragedia che si sono viste portare alla ribalta dell’attenzione mondiale".